Selfie e insoddisfazione corporea

selfie monnalisaAndy Warhol, alla fine degli anni Sessanta, profetizzò che «In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti». Pur non immaginando l’esplosione di talent show, reality game, blog e social network di qualche decennio dopo, l’artista ci aveva visto giusto. Oggi Facebook, Instagram e altre piattaforme virtuali sono a portata di chiunque desideri godere di un quarto d’ora di celebrità. È sufficiente scattarsi un selfie, scrivere un post, per dire al mondo «Ci sono anch’io».

Il selfie, l’autoscatto giocoso e onnipresente che ormai accomuna più generazioni, può suscitare però insoddisfazione e malessere. A tal punto da portare nello studio del chirurgo plastico. Negli Stati Uniti, in base ai dati dell’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, il fenomeno esiste ed è in crescita. E in Italia? Anche da noi, e con caratteristiche uniche. In base al sondaggio effettuato dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, SICPRE, presso i suoi soci, nel nostro Paese il target degli “insoddisfatti da selfie” è rappresentato soprattutto da donne, che sono l’83%, contro il 17% dei maschi.

Le donne sono più esposte ai “selfie” ed a visionare foto che ritraggono corpi sui social media e li usano per confrontarsi e rimanere vittime dell’insoddisfazione corporea.

Le ragazze, inoltre, sembrano pubblicare più foto del proprio viso o del proprio corpo rispetto a quanto facciano i colleghi maschi e le foto delle amiche possono essere più influenti degli scatti delle “celebrities”. Recentemente una ricerca che ha coinvolto 300 studenti universitari dai 18 ai 20 anni d’età in Italia (Nord,Centro e Sud) ha scoperto, in sintesi, che vi è una correlazione fra il tempo passato a guardare le foto delle amiche e l’insoddisfazione verso il proprio corpo. Ma attenzione: l’insoddisfazione corporea è uno dei fattori di rischio per le ragazze più giovani  che può portare alla comparsa di un disturbo alimentare.

Comments are closed.